“I Verdi sono tornati hanno solo altri nomi”. Intervista su MetroNews.it

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Intervista su MetroNews.it ad Alfonso Pecoraro Scanio – 3 maggio 2013.

 

Neanche il tempo di giurare e già il primo scivolone del ministro Zanonato si registra su un tema che, soprattutto grazie al referendum di due anni fa dovrebbe essere “archiviato”: il nucleare. Tra problematiche irrisolte sui rifiuti, nuovi via libera alle centrali a carbone, e la “cronica emergenza” Taranto, l’ambiente è tutti i giorni in cronaca. Ma con lo scioglimento (annunciato ieri da Antonio Ingroia) di Rivoluzione Civile termina anche l’ultima esperienza che vedeva i Verdi in lista per rientrare in Parlamento.
Perchè l’ambientalismo in Italia non trova una rappresentanza politica? Ne parliamo con Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente dei Verdi, tra i fondatori del partito e il suo esponente più noto.

Che fine avete fatto voi Verdi?
Io sono ancora iscritto al partito, ma lo considero un movimento culturale. E non ho affatto abbandonato l’ambientalismo. Continuo a diffondere quelle tematiche, in contesti diversi, insegnando alla Bicocca a Milano e a Tor Vergata a Roma.

Con tutte le emergenze ambientali in Italia non ci sarebbe lo spazio politico per una “rifondazione verde”?
In realtà il Parlamento non è mai stato tanto verde come oggi: tra i rappresentanti del Movimeno 5 Stelle e Sel abbiamo 200 parlamentari verdi. Un nuovo partito? Non ne vedo la necessità. Serve invece essere d’aiuto a questi giovani politici che mettono l’ambiente al centro delle scelte.

È diventato un grillino?
No, anche se ho votato M5S insieme con Sel. Al momento di votare ho scelto di aiutare chi secondo me, aveva più chance di portare queste tematiche in Parlamento. E con Ingroia non vedevo queste possibilità.

Anche se il Sole che Ride con Angelo Bonelli era lì.
Sì, nonostante questo. Da quando ero ministro a oggi abbiamo fatto passi indietro: io avevo tra i consulenti Rubbia, Rifkin, Alex Zanotelli, Pallante, Rodotà, per cirarne alcuni. Poi è stato un decadere.

E oggi si torna a parlare di nucleare.
Credo che queste affermazioni del ministro siano gravi perchè sottendono un retroterra culturale, in senso più generico. Da noi la green economy è sbandierata come moda ma poi non la si persegue. Si veda il quinto conto energia cosa ne ha fatto del fotovoltaico. L’Italia con la sua struttura di piccole e medie imprese è fatta apposta per una produzione diffusa del fotovoltaico ma non si riesce più a implementarlo come facemmo anni fa.

Eppure in Germania…
Lasciamo stare la Germania. Diciamo sempre che lì i Verdi contano. Sì ma lì anche i partiti di destra hanno una forte anima ambientalista. E lì a destra è la Cdu, da noi Berlusconi.

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