Vergogna censura su disastro ambientale per paura referendum

referendum trivelle mare nera

Marea Nera a 120 km da Lampedusa e Governo e stampa censurano per paura del referendum.

Il 14 marzo un’incidente ad una piattaforma petrolifera al largo delle isole Kerkennah (come riporta l’articolo pubblicato sul sito del Cetri Tires), a poca distanza dalla costa tunisina, ha provocato un disastro ambientale.

Si tratta di una zona molto vicina all’Italia eppure il Governo non solo non ha inviato unità di aiuto per ridurre il danno ma sta censurando la notizia per paura di confermare quei rischi denunciati da chi oggi chiede di votare Sì al referendum sulle trivellazioni in mare del 17 aprile.

Nel 2006 ,ricordo quando inviai, come ministro dell’Ambiente, unità della Marina italiana e della Guardia Costiera con navi attrezzate, aerei e sub per ripulire la costa libanese dalla marea nera causata dal bombardamento di una raffineria vicino Beirut. Quell’operazione, definita Bahar, fu di grande aiuto e ancora oggi è portata da esempio di vera cooperazione di pace e ambientale. Quanto è distante quel 2006 in cui almeno un po’ di cultura ecologista c’era all’interno del Governo. Oggi non solo non si soccorre ma si nasconde il dramma.

Vergogna! Rompiamo il muro della Censura!

Facciamo sapere a tutti la verità di quel che sta accadendo e chiediamo ai cittadini di rispondere con milioni di Sì a chi vuole mettere a rischio mari e campagne per favorire gli interessi di pochi.

La vera risposta è votare Sì il 17 Aprile!

| 1 COMMENTO | |

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Una risposta a Vergogna censura su disastro ambientale per paura referendum

  1. anna scrive:

    oltre agli errori tecnici ora bisogna tener conto di attacchi terroristici come minacciato per le centrali nucleari in Belgio. e vorrei ricordare oltre ai disastri ambientali, i rischi che corrono i nostri lavoratori delle imprese petrolifere. Purtroppo le ultime tragedie ci fanno dimenticare i 4 italiani in Libia salvati solo per metà e tutti gli altri. Investire su nuove tecnologie e su trasporti pubblici è compito di chi è al governo, diminuire i consumi dipende dai cittadini, e quest’ultima cosa non solo si avverte ma è anche ufficiale.

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