Trashed: la plastica che sommerge il Pianeta

TRASHED_Jermy Irons

Nella nostra quotidianità siamo “invasi” dai rifiuti che appartengono ormai ai nostri gesti di uso e consumo. Ogni anno a livello globale nei nostri cestini gettiamo cinquantotto miliardi di bicchieri e buste usa e getta, duecento miliardi di bottiglie di plastica e miliardi di tonnellate di rifiuti domestici, tossici ed elettronici. E dove finiscono? Ovviamente nell’ambiente, in particolari nei nostri oceani. Montagne intere di rifiuti, discariche a cielo aperto crescono in tutto il mondo distruggendo la bellezza del nostro Pianeta, ormai perfetto solo se visto dall’alto, come sostiene la voce narrante di “Trashed”, un film documentario sulla piaga dell’inquinamento diretto da Candida Brady.

Seduto su un mucchio di spazzatura, sulla spiaggia di fronte l’antica città libanese di Sidone, Jeremy Irons, protagonista del film, inizia il suo viaggio testimonianza su uno dei problemi più gravi del Pianeta. Dal Libano, contaminato da materiale tossico, rifiuti medici e domestici, l’attore sbarca in Cina e scopre come i vasti paesaggi siano deturpati da tonnellate di spazzatura. Le acque del fiume Ciliwung, in Indonesia, sono appena visibili, coperte da una marea di residui in plastica. I bambini nuotano tra i sacchetti e le loro madri vi lavano stoviglie. Denunciando come tutti noi compriamo, seppelliamo, bruciamo e poi ignoriamo, pur essendo consapevoli che quello che gettiamo finisce nelle nostre acque, Irons, insieme ad alcuni esperti (tra i quali anche Paul Connett), affronta la questione della Great Pacific Garbage Path (Grande chiazza di immondizia del Pacifico) e gli effetti che ha avuto sulle specie marine. E dopo l’apocalisse torna la speranza, l’attore va alla ricerca di soluzioni concrete come i rifiuti zero, una forte legislazione anti – spreco, città sostenibili, perché il cambiamento non è solo essenziale ma deve essere imminente.

Un bel film documentario che spiega anche le ragioni di tutela della salute, economiche ed ambientali della contrarietà agli inceneritori che sono una “non-soluzione”. Da anni mi batto per riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso e la soluzione definita “zero-waste”.

Proprio per queste idee troppo ‘verdi’ sono stato bersagliato da attacchi forsennati perché cercavo di imporre la raccolta porta a porta invece che la moltiplicazione degli inceneritori.

Nel gennaio 2008 di fronte al grande attacco mediatico e politico ben costruito sulle immagini di una Napoli sommersa dai rifiuti, solo Beppe Grillo ebbe il coraggio di difendere il ministro dell’Ambiente che aveva evitato le discariche nei parchi e nelle oasi naturalistiche e cercava di imporre le soluzioni europee della raccolta differenziata.

Tutti gli altri, a destra e sinistra invocavano come soluzione quegli inceneritori che la UE già da tempo considerava solo l’extrema ratio e che poi ha dichiarato superati.

Gli avvenimenti di questi anni, la diffusione delle soluzioni zero rifiuti, e oggi questo film del 2012 uscito finalmente anche in Italia, mi rincuorano e danno ragione a quella mia insistenza.

Peccato che ancora troppi tifano per ‘bruciare i rifiuti‘ utilizzando le emergenze che continuano per inerzie dolose e, nei migliori casi, colpose.

 

 

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