2014: parte nuova sfida europea

Alfonso Pecoraro Scanio_energia

Oggi ho partecipato come relatore all’Energy Business Forum per discuter insieme ad esperti del mercato dell’energia, tra stimoli, idee e soluzioni, e per presentare i dati del Rapporto “Gli italiani e il solare” realizzato dalla Fondazione UniVerde e da IPR Marketing.

Con il 2014 parte il settimo programma strategico della UE sull’ambiente, il c.d. Programma d’Azione Europeo per l’Ambiente 2014-2020. Il programma è una grande opportunità per quell’economia verde tanto decantata a parole da tutti gli attori politici, economici e sociali ma su cui gli investimenti veri, almeno in Italia, sono ancora scarsi.

L’Unione ha deciso non solo di destinare risorse economiche ma anche di definire regole e norme che favoriscano uno sviluppo economico a basso consumo di carbonio (la low-carbon economy).

In pratica viene rilanciata ed ampliata la strategia 20/20/20, che predisponemmo nel 2007, a cui si aggiungono obiettivi più ambizioni per il 2030 e per il  2050 quando si ipotizza un taglio delle emissioni fino all’80/95% e, soprattutto, si identificano degli stanziamenti.

Il programma è finalizzato a rafforzare le azioni intraprese per combattere i principali problemi ambientali stabilendo nove obiettivi prioritari da realizzare entro il 2020:

 

1)      proteggere, conservare e valorizzare il capitale naturale dell’Unione;

2)      trasformare l’economia dell’Unione in un’economia verde e competitiva a                basse emissioni di carbonio e basata su un uso efficiente delle risorse;

3)      salvaguardare i cittadini dell’Unione da pressioni legate all’ambiente;

4)      migliorare l’esecuzione della legislazione ambientale dell’Unione;

5)      migliorare le conoscenze della politica ambientale;

6)      garantire gli investimenti per l’ambiente;

7)      migliorare l’integrazione ambientale e la coerenza delle politiche;

8)      migliorare la sostenibilità delle città dell’Unione;

9)      aumentare l’efficacia dell’Unione nell’affrontare le sfide climatiche.

 

Anche se questo programma impone certamente un’Europa più ecologica, l’Unione Europea avrebbe potuto essere ancora più ambiziosa. Occorre obbligare tutti gli Stati a politiche coraggiose di riduzione dell’impatto ambientale e di creazione di veri Green Jobs che, vista l’imperversante crisi, servono ora più che mai per far fiorire una vera società ed economia verdi.

Questo settimo aggiornamento genera sicuramente delle potenzialità di rilancio della green economy nel nostro Paese e questa occasione non può e non deve essere sprecata dal Governo e dal Parlamento italiani. Occorre definire una vera strategia di investimento sui temi della energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, della bioedilizia e della mobilità sostenibile e ancora su tutto ciò che può aiutare a rilanciare l’occupazione in chiave green.

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