Fotovoltaico: Ricostruire la cultura del CNES

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“Basta con interventi normativi estemporanei, al di fuori di un piano organico di sviluppo, che creano solo confusione e finiscono col danneggiare il settore delle rinnovabili. Bisogna ricostruire quella cultura di confronto rappresentata dalla Cnes, la Commissione Nazionale per l’Energia Solare, che istituimmo nel 2006 e che accompagnò la messa a punto del Conto Energia con interventi mirati e studiati insieme ad associazioni di categoria, enti locali, imprese, centri di ricerca, associazioni ambientaliste, sindacati”. Così Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente dal 2006 al 2008 con il Governo Prodi, padre del Secondo Conto Energia, ad oggi il più duraturo e quello di maggior successo delle quattro versioni del regime di sostegno al fotovoltaico italiano, commenta il nuovo momento di agitazione che sta attraversando il settore. L’articolo 65 del dl sulle liberalizzazioni, contro cui gli operatori protestano per i possibili danni che lo stop agli incentivi per gli impianti fotovoltaici in agricoltura con effetto retroattivo potrebbe causare all’intero settore, è anche e soprattutto la conferma di un atteggiamento di sostanziale indifferenza alle esigenze del comparto, sul quale anche il Governo Monti agisce con provvedimenti calati dall’alto, senza aver ascoltato i suoi rappresentanti. Per questo, secondo Pecoraro Scanio, è necessario ripristinare il dialogo, studiare bene le norme, un’emergenza ormai: “Dopo che il CNES fu sciolto, non fu mai più convocato, e da allora si è continuato in questi anni ad avere una serie di interventi sporadici e non inseriti in un disegno più generale. La crescita del settore c’è stata, però messa costantemente a rischio dal cambiamento delle norme in corso d’opera. E’ questa situazione non è più accettabile”. Per Pecoraro Scanio, l’articolo 65 ne è un esempio lampante: “E’ giusto tutelare le aree agricole, ma per farlo non si deve distruggere il comparto delle rinnovabili. Come al solito si passa da un eccesso all’altro: fino ad oggi sono stati chiusi gli occhi sulla costruzione di mega impianti su aree agricole anche di notevole pregio, realizzati senza nessun criterio e limite, e ora si impedisce anche ad un agriturismo o a una piccola tenuta agricola di installare qualche kilowatt su pochi metri quadrati su terreni non utilizzabili, di nessun valore agricolo”.“Servono norme organiche – insiste Pecoraro Scanio – che tengano conto delle specificità delle situazioni ma anche dello sviluppo tecnologico in atto nel comparto”. Inoltre l’ex ministro dell’Ambiente dice “basta a provvedimenti che alimentano contenziosi: cambiare le regole in corsa, senza creare fasi transitorie e accompagnare l’evoluzione del settore, serve solo a destabilizzarlo e a creare incertezza”. Oppure a generare nuovi fenomeni speculativi: è ad esempio il caso del comma 3, sempre nell’articolo 65 del dl liberalizzazioni, che applica alle serre la tariffa incentivante prevista  per gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici. “Una norma condivisibile nelle intenzioni che però – spiega Pecoraro Scanio – se non costruita bene e senza controlli rischia di favorire la diffusione di “finte” serre costruite apposta per metterci sopra i moduli fotovoltaici. A che serve avere tolto gli incentivi agli impianti a terra, se poi si permette la moltiplicazione all’infinito di serre fittizie?”. (f.n.)
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