Eco4Cloud: il software made in Italy per una nuvola a impatto zero

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Anche oggi rilancio un articolo inviato al mio blog da Francesco Nicoletti di Creuza.

Ancora una volta un tema Green e di innovazione.

Un’eccellenza italiana per una ‘nuvola ‘ verde.

Raffaele Giordanelli è CEO, nonché uno dei fondatori di Eco4Cloud, la startup italiana balzata di recente agli onori della cronaca per aver messo a punto una soluzione software ispirata al mondo della natura, in grado di abbattere notevolmente i consumi energetici dei data center riducendo di conseguenza l’impatto ambientale dei servizi di Cloud Computing che si poggiano su di essi.

Un’idea che potrebbe in futuro dare una spinta rilevante alla rivoluzione green anche nel Web. Raffaele l’ha sviluppata insieme a tre suoi colleghi ricercatori dell’Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni (ICAR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Cosenza: Carlo MastroianniAgostino ForestieroGiuseppe Papuzzo con cui (insieme agli altri membri del team della startup Ivana Pellegrino e Domenico Talia) ha dato vita a Eco4Cloud.

Le loro fatiche hanno già ottenuto importanti riconoscimenti in Italia (quali laStartCup Calabria, edizione 2011, e il premio speciale di Working Capital nello stesso anno) assicurandosi prestigiose partnership, come quella con Telecom Italia che sta già testando con ottimi risultati il loro software, e il mese scorso hanno ricevuto la consacrazione internazionale con la partecipazione ai Cloud Awards, dove la soluzione di Eco4Cloud figura è risultata vincitrice nella categoria “Best Data Center Infrastructure Management Solution 2012″, alla conferenza globale sul Cloud Computing UP 2012, a San Francisco.

Un successo così rapido è merito certamente di un’idea unica e originale, ma anche di un team affiatato e tecnicamente molto attrezzato che – ci racconta Raffaele – ha permesso di vincere alcune delle difficoltà tipiche dall’immobilismo che contraddistingue il nostro paese.

Lei e gli altri membri del suo team avete dato vita a Eco4Cloud dopo aver lavorato a lungo come ricercatori informatici presso l’Università della Calabria: che tipo di studi stavate portando avanti prima di creare la vostra startup e quanto hanno influito in particolare sulla vostra idea di gestione efficiente dei data center?

Il lavoro di ricerca degli scorsi anni è stato fondamentale per la nascita di Eco4Cloud. Il nostro software infatti risolve un problema di ottimizzazione delle risorse con una strategia innovativa, senza la quale il problema è intrattabile, in quanto di complessità esponenziale rispetto alla taglia del data center. In poche parole è semplice gestire con un software un data center di decine di server, ma appena si lavora su data center più grandi c’è bisogno di soluzioni innovative come la nostra. Eco4Cloud è una soluzione software che riduce il consumo di energia dei data center. I data center sono le sale macchine delle grosse aziende, contenenti centinaia o migliaia di server, che consumano una grandissima quantità di energia, stimata oggi intorno al 3% del consumo mondiale di energia, pari al consumo dell’industria aeronautica mondiale. 



È dunque fondato l’allarme sul crescente impatto ambientale legato all’espansione e alla diffusione dei data center e, in generale, delle infrastrutture di Cloud Computing: sta raggiungendo davvero, come si sente spesso dire, le dimensioni di una nuova minaccia planetaria? 



Il consumo energetico del Cloud Computing è incredibilmente grande. La causa è dovuta all’enorme crescita che abbiamo visto negli ultimi anni di questo tipo di infrastruttura. 
Dall’altro lato è necessario tenere conto anche dell’energia e più in generale delle risorse naturali che si risparmiano grazie al Cloud Computing. 
Il ‘cloud’ rende più facile la collaborazione aziendale, riducendo la stampa su carta e persino i viaggi. Oppure pensiamo al risparmio che si ottiene facendo una ricerca su Google piuttosto che cercare le informazioni di persona. 
Noi ci proponiamo di rendere questo risparmio ancora più grande.

Come funziona la vostra soluzione: in che modo contribuisce a migliorare la sostenibilità di un data center? 



La nostra soluzione è molto semplice sulla carta: Eco4Cloud sposta sul numero minimo possibile di server fisici le macchine virtuali eseguite in un data center, in modo da spegnere tutti gli altri server fisici. 
La chiave della nostra soluzione è che un server scarico consuma quasi la stessa quantità di energia di uno pienamente carico, quindi è conveniente caricarne un certo numero, in modo da tenere spenti tutti gli altri. 



Come siete riusciti a trasformare in poco tempo la vostra idea, per quanto innovativa, in una startup così promettente? Su quali basi fondate la vostra credibilità? 

Abbiamo un team affiatato, un po’ più grande dei normali team fondatori di startup, questo ci ha permesso di andare avanti velocemente. 
La nostra credibilità ce la siamo costruita con i risultati e le partnership che siamo riusciti a portare avanti, Telecom Italia e Cisco Systems Italia in primis.

Avete avviato in particolare una collaborazione con Telecom Italia per testare la vostra soluzione: a che punto siete e quali sono i prossimi step?

Con Telecom Italia abbiamo eseguito il nostro test più significativo in un centro dati a Bari, che ha portato ad un risparmio del 30% dell’energia consumata. L’obiettivo è quello di replicare sugli altri data center Telecom Italia questo risultato, in modo da avere uno use case completo da esportare anche all’estero. 



Avete in cantiere altri progetti?



Al momento no: siamo impegnati al 100% su Eco4Cloud.



Quali sono a suo avviso i mercati più promettenti per il Green IT? L’Italia può essere tra questi?

Il mercato statunitense da solo costituisce il 60% del mercatoL’Europa è penalizzata, in quanto negli Usa esistono regole ferree che impongono il risparmio energetico nell’IT, cosa che da noi manca. 



Quali sono i principali ostacoli da superare per l’affermazione di una cultura della sostenibilità dell’IT nel nostro paese?

Non sempre c’è voglia di cambiare e innovare una cosa che già funziona, in questo c’è da prendere esempio dall’estero. Purtroppo, noi abbiamo nella nostra cultura una forte tendenza all’immobilismo, che si riflette anche in questi aspetti.

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