Protocollo di Kyoto:10 anni dopo. Dal 2008 passi indietro su emergenza clima

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Le riduzione del 20% delle emissioni di CO2 è stata raggiunta solo grazie alle norme varate dal governo dell’Unione (2006/08) mentre oggi il Governo punta su trivellazioni, inceneritori e boicotta le rinnovabili. Una vera follia!

Quando l’Italia firmò l’accordo che l’impegnava a una diminuzione delle emissioni serra del 6,5% entro il 2012, ci furono opposizioni fortissime soprattutto da parte dei settori più conservatori del nostro comparto industriale. Oggi siamo a meno 20%, un risultato che dimostra che era un obiettivo possibile e lo abbiamo anche superato. Lo dobbiamo in parte alla crisi economica, ma soprattutto alle misure virtuose che hanno portato alla riduzione dell’intensità carbonica del nostro sviluppo economico.

Nel 2014, le emissioni di CO2 in Italia sono state circa 410 milioni di tonnellate. Sono quasi 30 milioni in meno rispetto al 2013, un taglio del 6 – 7%. Rispetto al 1990, anno di riferimento per valutare i tagli, siamo a meno 110 milioni di tonnellate di gas serra, 170 se si considera il picco raggiunto nel 2005.

In pratica abbiamo rispettato gli impegni del protocollo di Kyoto, nonostante proprio nel 2005 quel traguardo sembrava essersi allontanato per l’inerzia del governo Berlusconi (dal 2001) che aveva puntato su nucleare, inceneritori, fonti fossili e solo alla fine aveva varato un primo conto energia (Scaiola) inefficace.

La riduzione è dovuta, secondo tutti gli osservatori, all’aumento significativo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e dall’efficienza energetica. Ma soprattutto grazie alle principali iniziative del governo dell’Unione (2006/2008), ovvero dal secondo conto energia del febbraio 2007 sul fotovoltaico, dalle altre norme di sostegno alle rinnovabili e dagli incentivi e gli sgravi per le ristrutturazioni edilizie e aziendali finalizzate all’efficienza energetica (il cosiddetto “ecobonus”).

Proprio nel 2007 come ministro dell’Ambiente italiano fui in prima linea nell’approvazione della strategia europea 20/20/20 che impose per la prima volta ai singoli stati membri degli obiettivi di riduzione di CO2, di crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

A determinare il successo nel taglio delle emissioni climalteranti è stato l’aumento dell’efficienza energetica e dell’uso delle fonti rinnovabili che hanno portato a una riduzione della domanda di gas naturale (da 70 a meno di 62 miliardi di metri cubi) e del consumo di carbone (secondo le stime dell’Unione petrolifera meno 7% nel 2014). Nel 2014, nel settore della produzione elettrica, le stime preliminari di Terna indicano un aumento del contributo dell’idroelettrico, da 54 a 58 terawattora (+7,5%) e del fotovoltaico, da 21,2 a 23,3 terawattora (+10%). Oggi la produzione di energia rinnovabile copre intorno al 42-43% della produzione nazionale e al 36-37% del fabbisogno elettrico.

In occasione di questo decimo compleanno dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005), del tutto trascurato dal governo, servirebbe una sana “operazione verità”, con doveroso grazie a quel nostro Governo, diffamato da lobby e consorterie varie, ma soprattutto serve un’autocritica sui disastrosi anni successivi e una svolta rispetto alle recenti scelte scellerate del decreto “Competitività” prima, e dello “SbloccaItalia” dopo.

Di fronte agli allarmi sempre più preoccupati e documentati dell’Ipcc-ONU, alle bombe d’acqua, al nuovo record del 2014 (Anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni) occorrono scelte coerenti come quelle di abrogare le norme antirinnovabili (Spalmaincentivi e tassa su autoconsumo) e filofossili (il sostegno a trivellazioni petrolifere nei mari e nelle campagne, agli inceneritori e a vecchie centrali a gasolio e carbone).

L’Italia deve riprendere quel ruolo abbandonato dal 2008, lavorare per ottenere una vera svolta verde mondiale nel programma Onu per il post 2015 e nel nuovo protocollo sul clima da approvare a Parigi alla COP 21 che si terrà a dicembre.

Se il mondo fallirà a Parigi la lotta al cambiamento climatico sarà persa.

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