Doha: un fallimento scandaloso

CMP18-Doha

La proroga fino al 2020 del protocollo di Kyoto, ma con la defezione di Russia, Canada e Giappone (quindi ancora più indebolito) non può nascondere il fallimento scandaloso della Cop 18, ovvero la Conferenza delle Parti di Doha.

Sono anni ormai che questi vertici annuali si sono trasformati in un rituale delle occasioni mancate.

Ciò che rende ogni anno più gravi questi fallimenti sono le conferme che nel frattempo la natura ci sta dando sulle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Siccità, alluvioni, fenomeni climatici estremi divenuti non più eccezionali sono la conferma che gli allarmi degli scienziati e degli ambientalisti non erano inventati.

E purtroppo l’Italia e l’Europa non giocano più un ruolo da protagonisti.

Certo abbiamo salvato il protocollo di Kyoto, ma vincola solo l’Unione Europea e pochi altri.

Tutto questo avviene mentre le opinioni pubbliche, nonostante la crisi, sono comunque più sensibili ai temi ambientali e perfino molti settori economici, per convinzione vera, per necessità o per semplice marketing sembrano virare sempre più verso scelte green.

Questo significa che sempre più dovremmo investire sulla società civile, sulle realtà territoriali e sui settori economici più innovativi e progressisti per ottenere dal basso la svolta green che le istituzioni nazionali, e purtroppo anche internazionali, sanno delineare in teoria e nei programmi, ma su cui non riescono a dotarsi di strumenti e trattati vincolanti .

Solo una mobilitazione delle coscienze ed azioni concrete potranno smuovere anche le istituzioni più sclerotizzate ed ottenere anche quei finanziamenti necessari perché il Sud del Mondo possa svilupparsi in modo sostenibile.

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