16 febbraio: Inghilterra sott’acqua, Kyoto dimenticato!

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Oggi è il IX anniversario del protocollo di Kyoto, l’unico accordo internazionale obbligatorio contro i cambianti climatici.

Nessuna dichiarazione da parte dei leader politici, industriali e degli intellettuali tuttologi del nostro Paese. Nessuno ha ricordato questa data, tranne gli amici di Caterpillar di Radio due che continuano con coerenza encomiabile ad organizzare “M’illumino di meno“.

Eppure proprio in questi giorni i Tg ci trasmettono immagini inquietanti del Sud dell’Inghilterra completamente allagato.

La peggiore alluvione della storia britannica (e qualcuno ancora dubita che il clima stia cambiando?).

Il 16 febbraio 2005 avevo organizzato, come presidente dei Verdi, una festa vicino alla Camera dei Deputati e a palazzo Chigi (in galleria Colonna) per il primo giorno di applicazione del famoso protocollo di Kyoto.

Prodi era ancora Commissario europeo ed era riuscito ad ottenere l’ultimo “Sì” necessario, quello della Duma Russa.

Ero lì anche per incalzare il governo Berlusconi che invece inseguiva la linea filo-petrolieri di Bush.

Ma, come riporta il lancio dell’agenzia di ADNKronos, speravo nel voto del 2006 e nel programma dell’Unione.

In realtà, nonostante le ingiuste e strumentali critiche da parte del Pd, da Veltroni in poi, il governo dell’Unione resta a tutt’oggi quello più operativo sui temi ambientali.

Dalle rinnovabili, alla strategia europea 20/20/20; alla detrazione per l’efficienza energetica; fino alle prime rottamazioni, senza sostituzione con altre auto; ai fondi per le bici, per l’idrogeno; allo stop al ponte sullo stretto; ai fondi contro il dissesto idrogeologico e per i parchi naturali. Tutte scelte e norme che sembrano anni luce lontane dalle disastrose scelte filo nucleare e filo trivellazioni dei governi successivi.

Certo non riuscimmo ad ottenere altri impegni su cui fummo bloccati, come lo stop al costosissimo e dannoso megatunnel in Val di Susa e il piano per l’adattamento ai cambiamenti climatici, lanciato dalla Conferenza nazionale del settembre 2007 (la più importante e partecipata mai fatta in Italia), affossato da attacchi lobbistici potenti e dalla caduta del Governo provocata dal Pd di Veltroni e realizzata da Dini e Mastella.

Anche la situazione internazionale è peggiorata. Obama non ha voluto né aderire né tanto meno rilanciare il protocollo di Kyoto. Giappone, Canada e Australia si sono ritirati.

La leadership della battaglia mondiale per ridurre la CO2 resta affidata ad una UE sempre più timida e dove oggi predominano governi ecotimidi se non ecoscettici, tanto che i nuovi obiettivi per il 2030 sono davvero inadeguati (40/30/40), eppure sono considerati un ‘compromesso accettabile’ anche dai pochi governi ancora un po’ Green.

E il Regno Unito che sta affrontando la più drammatica alluvione della sua storia propone ancora nuove rischiose centrali per rispondere all’emergenza ‘climate change‘.

Quel 16 febbraio 2005 proponevo di istituire in quella data la ‘giornata del sole e delle rinnovabile ‘. Oggi questo anniversario è pressoché dimenticato.

In Italia si discute di un ennesimo nuovo governo, di un nuovo programma, di riforme, ma il tema ambiente semplicemente non esiste.

Certo se si pone la domanda, parte la litania sull’importanza della Green Economy….ma poi non viene fatta nessuna proposta concreta, tranne un po di ‘Green washing‘ (riverniciatura ecologica di vecchi rottami industrialisti). Per fortuna la consapevolezza dei cittadini è aumentata, e dal basso sono nate migliaia di nuove aziende; associazioni; esperienze che stanno costruendo comunque una nuova società ed una nuova economia verde.

L’Italia ha centrato e superato gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, previsti dal protocollo, non solo a causa della riduzione della produzione industriale ,dovuta alla crisi, ma anche per il grande boom delle rinnovabili e dell’efficienza dovute proprio alle politiche pro-ambiente varate nel 2006-2008.

I cittadini; le imprese; la società civile è pronta per la riconversione ecologica dell’economia e della società .

I governi; le istituzioni; le grandi organizzazioni sociali quando capiranno che il mondo sta cambiando? Sapranno cambiare rotta o dovranno essere totalmente sostituiti?

 

 

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