Cambiamento climatico. Piano di adattamento?5 anni persi

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Nel settembre 2007 nella sede della FAO a Roma, come Ministro dell’Ambiente, convocai la Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici.

Un lavoro complesso con sessioni preparatorie nei mesi prima che coinvolsero tanti esperti.

La proposta principale, che sottoposi al Governo di cui facevo parte, era di predisporre la strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici (che, per ricordarlo, già sono in atto).

Fui attaccato, prima con argomenti strumentali (ad esempio fui accusato sulla prima pagina di uno dei principali quotidiani nazionali di aver bloccato il nucleare, come se non fosse già chiaro fin dal programma di Governo ) poi iniziò una campagna di stampa inaugurata da una copertina di Panorama che mi accusava di costare 40 miliardi perché imponevo il rispetto delle leggi ambientali nel mio Paese.

Così per 5 anni non si è più saputo nulla di quel piano.

Oggi, dicembre 2012, cinque anni dopo, Fai, WWF, Legambiente, CAI e Touring chiedono al governo di approvare in sede CIPE quella strategia, già approvata da più di dieci paesi dell’Unione, ma non dall’Italia.

Intanto sono aumentate le tragedie legate a frane e alluvioni, i drammi di un territorio fragile e troppo spesso violentato da cementificazioni ed incuria.

Non solo bisogna approvare subito la strategia, ma tutte le scelte che riguardano il governo del territorio devono tener conto del cambiamento climatico in atto.

Solo investendo in prevenzione del rischio idrogeologico potremo risparmiare vittime e danni dai costi esorbitanti e guadagnare in sicurezza e nuova occupazione.

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