Semestre italiano: innovazione tecnologica e arretratezza energetica?

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Il Governo ritiri norme contro energia solare.

 

Il semestre di presidenza italiano non può essere solo una passerella con la moneta commemorativa nello spazio e un po’ di conferenze stampa.
L’8 luglio a Venezia il Governo aprirà il periodo di presidenza con un convegno sull’innovazione digitale.
Sembra paradossale in un Paese dove non si può comprare via web nemmeno il biglietto del Colosseo, come denunciava qualche giorno fa Federculture, e dove gli stessi uffici già in possesso dei tuoi dati ti chiedono ogni tipo di  certificato di carta superfluo per appesantirti la vita.
Speriamo che oltre alla convegnistica e alle slide arrivi anche qualche provvedimento concreto.
Ma intanto il Parlamento sta esaminando un decreto del Governo che distrugge il settore delle energie rinnovabili ed in particolare il fotovoltaico, tra un norma battezzata spalma-incentivi che rischia di ammazzare migliaia di imprese del solare e la previsione di una tassa addirittura su chi si autoproduce energia dal sole, con cui si vuole punire anche chi installa i pannelli solari a spese proprie.
Un passo indietro  clamoroso mentre perfino la “nuclearista” Gran Bretagna ha deciso incentivi per il solare, e la Germania sta incentivando sempre più l’autoproduzione e l’accumulo.
Una vergogna per l’Italia che ha raggiunto primati indiscussi proprio nel fotovoltaico e una doppia vergogna per chi deve guidare la Ue che dalla strategia del 20/20/20 scelta nel 2007 ha puntato ad una leadership mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici.

 

Sembra poi che il governo italiano abbia inviato anche Jeremy Rifkin a Venezia.
Con quale faccia spiegheranno al guru della terza rivoluzione industriale, della produzione distribuita di energia, che l’Italia ha ceduto alle lobby del carbone e del petrolio disincentivando o addirittura boicottando le rinnovabili mentre si darà alle centrali a combustibili fossili  più obsolete, il cosiddetto “capacity payment“, ovvero un contributo pagato dai consumatori non per l’energia prodotta ma solo per tenere la centrale a disposizione in caso di necessità.
Una vergogna degna di quel CIP 6 con cui per decenni i soldi delle bollette destinati alle rinnovabili sono stati dirottati verso inceneritori e raffinerie petrolifere senza che mai i grandi giornali facessero non dico uno dei tanti editoriali di fuoco apparsi negli ultimi mesi  contro gli “incentivi al solare”, ma nemmeno una notiziola.
Ma certo gli editori e gli inserzionisti pubblicitari di giornali e tv appartengono al mondo dei combustibili fossili, mentre la nuova economia delle rinnovabili fatta di imprese piccole o comunque senza capacità di leadership non è riuscita nemmeno a pubblicare un vero appello.
Alcune realtà delle rinnovabili hanno creduto davvero di poter trattare con il Ministero dell’industria (sviluppo economico), ovvero con quel mondo della vecchia Confindustria che ha sempre chiesto e difeso ogni tipo di aiuto pubblico alle imprese, ma  quando alcuni incentivi sono andati davvero alle rinnovabili per la prima volta hanno chiesto che fosse tagliato un sostegno ad un settore imprenditoriale.
Non resta che mobilitare i parlamentari più sensibili e l’opinione pubblica perché questa vergogna non sia avallata dalle Camere, e comunque questo killeraggio di un settore che ha creato lavoro e prodotto energia senza inquinare non passi sotto silenzio.

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