Italia ogm free: la scelta giusta

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La Monsanto ha annunciato la propria rinuncia a commercializzare semi Ogm in Italia. Se è davvero una scelta in buona fede sarebbe una piccola vittoria del buon senso. Si tratterebbe infatti del rispetto dovuto alle leggi della nostra Repubblica ed anche di molte regioni, cui finalmente si è aggiunta anche il Friuli Venezia Giulia dove era partita un’offensiva pro Ogm tesa a boicottare le leggi italiane.

La Monsanto sembra aver rinunciato, dopo la sconfitta in Friuli Venezia Giulia, cui ha certo contribuito la Task force per un Italia libera da Ogm cui aderisco da anni e che ho sostenuto anche nella meritoria e vittoriosa azione giudiziaria dinanzi al TAR, poi confermata dal consiglio di Stato. Anche le sentenze hanno, quindi, riconosciuto i possibili rischi di contaminazione dei campi vicini a quelli seminati con semi Ogm.

Del resto proprio le semine Ogm in Friuli Venezia Giulia hanno consentito al Corpo forestale dello Stato, meritoriamente impegnato tra mille ostacoli anche istituzionali a sequestrare i campi illegali, di certificare nei terreni vicini l’effettivo “inquinamento genetico” (brutto neologismo, ma rende bene l’idea).

Questo annuncio va quindi salutato come una piccola significativa vittoria, ma dopo anni di esperienza suggerisco di tenere alta la guardia e di rilanciare in Italia e soprattutto in Europa, nel semestre di presidenza italiana, una forte azione per ottenere regole chiare, ed evitare che il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti con gli Usa (TTIP), scavalchi ogni possibile scelta nazionale e/o locale imponendo i semi Ogm come una “liberalizzazione commerciale”.

Intanto continua un’opera di disinformazione molto ben sponsorizzata dalle solite lobby che cerca di descrivere chi è contro gli Ogm come oscurantista e mascherare invece i grossi interessi affaristici dei detentori dei brevetti transgenici in opere filantropiche e le semine illegali in rivendicazioni di libertà.

E ci sono anche persone in buona fede che ci credono ed è perciò utile ricordare pochi fatti nelle lunga azione per un Italia Ogm free (ma anche Europa e Pianeta Ogm free) che ha fatto del nostro Paese il punto di riferimento mondiale di questa che è davvero un’azione per la libertà dalle royalty da pagare ai detentori dei brevetti sulla materia vivente come ben spiegano da sempre molti miei amici e alleati storici in questa campagna tra cui Jeremy Rifkin, Carlo Petrini, Vandana Shiva.
Per amore della verità bisogna ricordare che la scelta antiogm dell’Italia, cui mi onoro di aver dato un contributo, nasce da una valutazione attenta, razionale e supportata da valutazioni scientifiche ed economiche di grande valore.
Fin dal 1996, quando divenni presidente della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, ritenni mio dovere realizzare quella che sarebbe diventata la prima indagine conoscitiva parlamentare mai effettuata in Europa sulle biotecnologie applicate all’agricoltura ed in particolare sugli Ogm.
Ascoltammo tutti: associazioni e scienziati che già da tempo evidenziavano rischi e contraddizioni ma anche Assobiotech, ovvero l’associazione di Confindustria che associava le imprese produttrici di semi Ogm e altri scienziati pro Ogm, ed ancora agricoltori, economisti etc. La relazione finale, approvata nel 1997 da tutti i partiti presenti in commissione, evidenziò i rischi possibili e quelli probabili sul piano della biodiversità e della salute ma anche la non convenienza economica per l’Italia delle produzioni Ogm.
Dopo alcuni anni di confronto finalmente tra il 2000 e il 2001, quando ero Ministro delle politiche agricole, decidemmo di imporre i primi divieti alla coltivazione sperimentali in campo aperto per evitare i rischi di contaminazione accidentale. Quei divieti razionali e scientificamente supportati sono stati confermati da tutti i governi successivi di ogni colore politico. Mai è stata invece vietata la vera sperimentazione rispettosa dei principi di precauzione, ovvero quella in zone confinate che evitassero ogni rischio di contaminazione accidentale.
Nello stesso periodo (2000/2001) il dramma della mucca pazza ha rafforzato anche la necessità di applicare in modo rigoroso proprio il principio di precauzione prima di autorizzare i novel foods (nuovi cibi) o semi geneticamente modificati.
E in quel periodo, nei consigli dei ministri dell’agricoltura della UE, riuscii a convincere i colleghi a far passare una linea di tutela dei consumatori e degli agricoltori nonostante le forti pressioni della lobby farmaceutica cui appartengonoi produttori dei semi Ogm, ma anche di quella parte di agricoltori ed agroindustria a loro più vicini.
Anche in questo caso era una scelta razionale, di precauzione e lungimiranza tanto che è stata confermata per oltre un decennio.
In questi anni sono continuate le pressioni e le campagna per screditare le documentazioni scientifiche che evidenziavano i rischi degli Ogm e per sottovalutare invece la grave assenza di valide documentazioni scientifiche indipendenti che escludano conseguenze sulla perdita di biodiversità e su possibili rischi alla salute nel medio e lungo periodo.
Inoltre, fin dall’inizio, in Italia è stato evidenziato il danno economico delle coltivazioni Ogm per agricoltura e agroindustria italiane sia di fronte alla persistente e quasi unanime contrarietà dei consumatori italiani ed europei, sia per l’export del Made in Italy basato su tipicità, genuinità e qualità territoriali e identitarie dei prodotti.

Proprio nel 2001, infatti, avevamo scelto con la legge di orientamento che firmai nel maggio di quell’anno, la multifunzionalità che liberò gli agricoltori da assurde catene protezionistiche e clientelari ed avevamo anche investito sul biologico, le denominazioni protette, la tracciabilità, proprio per far fronte alla crisi di fiducia dei consumatori dinanzi all’ennesima emergenza.
La crisi della Bse (mucca pazza) era stata causata proprio da un modello agricolo iper intensivo ed industriale consigliato da una scienza “poco attenta ed indipendente” (e quindi poco scienza nel termine vero e nobile del termine), quella scienza che aveva rassicurato per anni sulla innocuità di alimentare degli erbivori con farine animali trasformandoli in carnivori e cannibali. Da allora in Italia è cresciuta anche una nuova generazione di agricoltori capaci di creare valore aggiunto.
Siamo divenuti leader delle produzioni di biologico e di Dop, Igp, Doc, Docg e in generale di tipicità.
Molte realtà agroindustriali anche grandi si qualificano per produzioni senza Ogm.
È evidente che in questi anni le produzioni Ogm dove si sono diffuse hanno confermato limiti e rischi mentre chi come l’Italia ha scelto tipicità, bio, Ogm free ha visto crescere proprio le produzioni di qualità sia nel mercato interno che nell’export.
A gennaio di quest’anno ho organizzato a Bruxelles un convegno con la rete delle oltre 60 regioni europee Ogm free che da qualche anno sono coordinate dalle Marche.
In quella occasione lanciai un appello al governo italiano perché sia il semestre italiano che l’Expo del 2015 (ricordiamo che il tema sarà ‘Nutrire il Paese’) diventino occasioni per diffondere un modello di agricoltura davvero sostenibile. Un modello che guardi ad una multifunzionalità etica ed ecologica, al  progetto di Terra Madre e ai 10.000 orti in Africa di Carlo Petrini.
Pochi giorni dopo cambiò il governo. Oggi ripeto a Renzi le stesse richieste.
L’Italia può essere leader di un’agricoltura di territorio, biologica e di qualità, davvero sostenibile, non solo Ogm free e produttrice di cibo sano, ma anche capace di creare occupazione e di contrastare il dissesto idrogeologico.

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