CO2 440 ppm. Finiremo 30 metri sott’acqua?

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Il Noaa (National Oceanic and Atmosferic Administration), uno degli enti americani più accreditati, rivela che ormai la concentrazione di CO2 nella atmosfera terrestre ha raggiunto e forse superato le 400 parti per milione.

Ma in effetti questo triste record è stato già annunciato nel giugno scorso, proprio in contemporanea con il summit Rio+20, che registrava un nuovo sostanziale fallimento del tentativo di imporre davvero un rientro della concentrazione di anidride carbonica in quel valore di 350 ppm che gli scienziati indicano come limite massimo per evitare un drammatico innalzamento della temperatura media e del livello dei mari.

Proprio oggi Greenpeace ricorda che per ritrovare il livello di 440 ppm di CO2 nell’atmosfera terrestre occorre risalire a circa 3 milioni di anni fa, ben prima della comparsa dell’uomo, e in un’epoca in cui il livello dei mari era di 30 metri più alto di oggi.

Quindi si lanciano appelli e si firmano protocolli di buone intenzioni per ridurre a 350 ppm la concentrazione di CO2, ma nel frattempo si continuano ad aprire centrali a carbone, si implementa lo shale gas (gas ottenuto con enorme impatto ambientale).

Questa ipocrisia planetaria rischia di provocare disastri.

Serve sempre più una carbon tax globale che renda sconveniente bruciare combustibili fossili, ma soprattutto serve una classe dirigente che, in tutti i settori, sappia guardare al futuro e orientarsi verso una Green Economy vera e non di facciata e di moda.

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